Intervento archeologico in località Casarzano, durante la costruzione del metanodotto Nocera-Cava de’ Tirreni
Nel corso dei lavori per la realizzazione della diramazione del metanodotto Nocera-Cava de’ Tirreni, promossi da SNAM Rete Gas SPA, è stato avviato un articolato intervento di archeologia preventiva in località Casarzano (del Comune di Nocera Inferiore, che però ha visto interessati per la grandezza dell’area d’intervento anche i Comuni di Nocera Superiore, Roccapiemonte e Castel San Giorgio).
L’area, già nota per la sua ricchezza archeologica e prossima all’Antica Nuceria, ha restituito un complesso di evidenze archeologiche straordinarie per estensione, articolazione e profondità stratigrafica, rendendo necessario un ripensamento parziale del tracciato infrastrutturale e la definizione di un piano integrato di tutela.
L’intervento, coordinato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Salerno e Avellino e condotto sul campo dalla società specializzata SoGEArch SRLS, ha avuto un duplice obiettivo: da un lato, garantire la piena documentazione delle presenze archeologiche lungo il tracciato previsto; dall’altro, preservare le evidenze di maggiore rilevanza mediante varianti progettuali e misure conservative.
Le indagini hanno interessato un ampio settore del fondovalle del torrente Casarzano, rivelando una sequenza di frequentazioni umane che copre un arco cronologico esteso dall’età del Bronzo all’alto Medioevo. Tra i rinvenimenti più significativi spiccano, per unicità e stato di conservazione, le impronte umane e animali impresse nei depositi piroclastici prodotti dall’eruzione delle “pomici di Avellino” (fine XIX – inizio XVIII sec. a.C.), riconducibili a un momento di fuga e abbandono improvviso da parte di gruppi insediati nel territorio.
Questi elementi, paragonabili per valore documentario a quelli già noti nella piana campana di Palma Campania, offrono un’impressionante testimonianza “fossile” del passaggio dell’uomo nella preistoria campana e gettano nuova luce sulle dinamiche di insediamento e mobilità in età protostorica.
In prossimità di queste tracce, è stato portato alla luce un nucleo insediativo riconducibile alla fine dell’età del Bronzo e alla prima età del Ferro (XII–IX sec. a.C.), articolato in capanne a pianta absidata e aree funzionali associate, corredato da ceramiche d’uso comune e materiali diagnostici di grande interesse. L’impianto delle strutture lascia ipotizzare la presenza di una comunità stabile, organizzata secondo modelli abitativi e produttivi coerenti con quelli documentati in altri contesti dell’Appennino campano.
Di particolare rilievo anche le evidenze riferibili all’età ellenistica e romana, tra cui si segnala un santuario extraurbano con elementi votivi miniaturistici, probabilmente connesso al sistema viario che collegava l’Agro Nocerino con l’entroterra. A questo si affiancano i resti di ville rustiche di età repubblicana e imperiale, testimonianza della progressiva razionalizzazione agricola dell’area. Le tracce di coltivazione, le infrastrutture produttive e i frammenti ceramici attestano una continuità funzionale del territorio anche in epoca tardoantica.
La fase più recente documentata dallo scavo interessa l’Alto Medioevo, con la presenza di strutture abitative riconducibili al tipo longhouse – abitazioni a pianta allungata, probabilmente a uso promiscuo (abitativo e agricolo) – che testimoniano un adattamento delle forme insediative in un’epoca di profondi mutamenti socio-economici.
L’elevata densità di ritrovamenti e la loro rilevanza scientifica hanno indotto la Regione Campania, d’intesa con la Soprintendenza e il committente, ad approvare una variante al tracciato del metanodotto, al fine di garantire la conservazione in situ delle evidenze più delicate e la prosecuzione dell’indagine scientifica in condizioni di sicurezza.
Tale decisione rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra enti pubblici, soggetti privati e operatori scientifici, nel rispetto del principio di compatibilità tra sviluppo infrastrutturale e tutela del patrimonio culturale.
Oltre all’interesse storico-archeologico, il sito di Casarzano riveste un valore emblematico per la sua capacità di raccontare la lunga durata dell’occupazione umana in una porzione significativa della Campania interna, e per la straordinaria suggestione di alcuni contesti – come le impronte fossili – che aprono prospettive inedite per la divulgazione e la valorizzazione del passato remoto.
In attesa della pubblicazione scientifica dei risultati, sono in corso ulteriori studi specialistici, finalizzati all’analisi dei resti organici, delle impronte umane e animali, e dei materiali ceramici e litici. È auspicabile che, in una fase successiva, l’area possa essere oggetto di un progetto integrato di valorizzazione e restituzione pubblica, anche attraverso soluzioni museali o percorsi didattici in situ.
Luogo: Comune di Nocera Superiore (SA)
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